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Escursioni:

Da Vulcano è facile partire per andare in giro fra le isole e per conoscerle tutte. Le distanze non sono eccessive ed è possibile partire il mattino e tornare la sera per una qualsiasi delle Isole Eolie:
Per le escursioni via mare è possibile, in estate,  andare e tornare in aliscafo nella stessa giornata. Una volta arrivati a destinazione girare a piedi oppure nella stessa località affittare una barca o fare il giro dell'isola.
E' possibile fare escursioni con dei piccoli gozzi che possono essere affittati da pescatori, e da soli, oppure insieme ad altri, ed organizzare gite che durano mezza giornata oppure tutto il giorno, partendo al mattino e rientrando al pomeriggio.
E' possibile farsi accompagnare in barca su alcune delle spiagge più belle sia di Lipari come Valle Muria e Praia Vinci dove ci si arriva solo via mare, o la Spiaggia del Gelso sul lato sud dell'Isola e che dista via terra km. 16. Si viene accompagnati in spiaggia e poi si viene ripresi quando si vuole.
Ci sono motobarche veloci per escursioni in tutte le altre isole che vanno e tornano in giornata anche dalle mete più lontane. Una delle gite più suggestive è quella per Panarea e Stromboli: si parte al pomeriggio, sosta a Panarea e a Stromboli per visitare l'abitato e poi sosta sotto al cratere di stromboli per osservare le eruzioni del vulcano. Rientro intorno a mezzanotte. E' possibile affittare barche e gommoni di ogni tipo e con ogni genere di motorizzazione.

Storia di Vulcano:

L'isola di Vulcano è sempre stata nota fin dall' antichità per la sua intensa attività vulcanica, ma non sembra mai essere stata abitata fino a età molto recente. Nell'antichità l'isola era sacra ad Efesto, il dio dei vulcani e delle forze endogene della natura è portava il nome di Hierà (la sacra) o di Hierà Ephaistou (l'isola sacra a Efesto), ma sul'isola non sono state ritrovate testimonianze di culto prestate a questa divinità. Sono fiorite delle leggende che collocano nel cratere del suo vulcano l'officina di Efesto, nella quale lavoravano i ciclopi, ma ancora agli inizi del XV secolo gli spiriti infernali del vulcano si divertivano a disormeggiare le navi che cercavano rifugio dalle tempeste, se non si poneva una croce sull'ormeggio. Questo è narrato da Antoine de La Sale precettore dei figli di re Renato D'Angiò, a cui capitò nel 1406 di visitare l'isola e lasciò una dettagliata descrizione della sua salita al cratere. Fu ritrovato nel XIX secolo un ripostiglio di monete d'argento di età greca, nascosto da qualcuno, recatosi in un momento di pericolo sull'isola e che poi non ha avuto la possibilità di tornare a riprenderlo. Poco abitata e dotata di due insenature opposte, una aperta a ponente ed una a levante, l'isola spesso forniva rifugio ai pirati del Tirreno. Qualche decennio prima dell'ultima grande eruzione del 1888-90 quando il cratere ha cessato di essere attivo, vivevano pochi agricoltori sul Piano, una zona molto fertile dell'isola dove tuttora vengono coltivate alcune aree e si fanno degli ottimi formaggi. Lo sfruttamento minerario per l'estrazione dello zolfo fu iniziato fin dai dai romani e continuato in diversi periodi. Nel XIX secolo l'isola di Vulcano fu concessa da Ferdinando I°, re delle Due Sicilie, al generale Vito Nunziante per i suoi meriti nelle guerre contro Napoleone, ma poi abbandonata. Nel 1860 l'isola venne rilevata dallo scozzese Stevenson che continuò a sfruttare le risorse minerarie fino al 1888, quando avvenne l'ultima eruzione del vulcano che distrusse tutte le attrezzature e lo costrinse ad abbandonare l'impresa e l'isola. L'attività estrattiva non riprese più, almeno come organizzazione industriale, ma nelle zone di Gelso o sul piano continuò a svilupparsi una certa attività agricola dai pochi abitanti rimasti, forse i coloni di Stevenson.

Vulcano, oggi:

L'isola in tempi recenti è divenuta un'apprezzata meta turistica. Era già molto conosciuta prima della guerra come paradiso dei cacciatori e Pirandello veniva spesso a trascorrervi dei periodi. L'isola, però, ebbe una prima ondata di grande notorietà internazionale nel primo dopoguerra in occasione del film Vulcano, girato dalla famosa attrice Anna Magnani, in contrapposizione al film girato da Rossellini a Stromboli. La storia d'amore fra Rossellini ed Ingrid Bergman a Stromboli fece scalpore ed ancora di più il fatto che la Magnani, che si diceva fosse innamorata di Rossellini, girasse anche lei un film nelle Isole Eolie nello stesso periodo per far dispetto al regista. Altro momento di notorietà Vulcano lo visse negli anni 70 grazie a Mike Bongiorno che costruì una villa nell'isola, e successivamente con il regista Nanni Moretti che girò sull’isola molte scene per il film “Caro Diario”. Adesso l'isola di Vulcano è spesso al centro della cronaca rosa per l'andirivieni di Vip dello spettacolo (Tom Cruise, Sting, George Clooney, Gianna Nannini, Maria De Filippi) e dello sport (Abramovich, Briatore e consorte, Tomba), che senza o con i loro yacht ancorati al largo della Baia di Ponente o al largo della Baia di Levante e delle sorgenti termali, non mancano di gustarsi le bellezze naturali, la tranquillità dell'isola, dispensando di tanto in tanto autografi ai villeggianti.

Geologia

Circa 70.000 anni fa è emerso dal mare un primo Vulcano, che deve aver raggiunto rapidamente l'altezza di circa 1000 metri e che corrisponde ai due terzi a Sud Est dell'isola attuale. Nella sua formazione sono largamente prevalenti le colate laviche. Questo Vulcano primordiale è venuto a sovrapporsi ai resti di un altro vulcano ancora più antico dal quale si riconosce una traccia al livello del mare, sulla costa occidentale dell'isola (a Sud del monte Lentia) sulla spiaggia lunga fino a capo secco. Anche sul lato Sud, a Gelso Petrulla, si riconosce la traccia di un altro edificio vulcanico che le formazioni del vulcano Sud hanno inglobato. A seguito di grandi eruzioni esplosive, che hanno svuotato il condotto e la parte superiore del bacino di alimentazione, tutta la parte più alta (più pesante) dell'edificio vulcanico è crollata e di esso è rimasto in un posto solo, tutto all'intorno, la parte marginale, con un orlo a l'altezza media di circa 400-450 metri. Si è formata così una grande caldera, del diametro di circa 2,5 Km. I punti più elevati di questo anello marginale sono costituiti dal Monte Saraceno (Alt. 480 m), dalla Serra dei Pisani (460 m) Monte Aria (500 m). La caldera è venuta successivamente riempiendosi a seguito dell'attività di più centri eruttivi del fondo di essa, ma le lave da questi emersi non hanno mai superato i margini della caldera. Si è formato così il Piano. Circa 13000 anni fa, è sorto dal mare un altro vulcano a Nord Ovest del primo. Anch'esso deve aver raggiunto una notevole altezza ed è venuto a sovrapporsi al margine Nord Ovest dell'anello superstite del vulcano precedente e al tratto del riempimento della caldera di esso, che si trovava più vicino. Questo nuovo vulcano era costituito da lave molto più acide e viscose di quelle del vulcano precedente. All'attività di questo nuovo vulcano sono dovuti i tufi delle grotte dei Rossi che hanno ricoperto la caldera del Piano formando degli accumuli che possono raggiungere lo spessore di dieci metri, ma anche la formazione (nella zona NO della caldera stessa) del piccolo lago d 'Alighieri (presto scomparso) sul fondo del quale i magmi, al contatto con l'acqua lacustre, hanno dato luogo a formazioni particolarissime, che attestano chiaramente la sua esistenza. Ma delle colate finali di questo vulcano, sul lato Ovest di esso, è ben più appariscente testimonianza il complesso del Monte Lentia, costituito da lave riolitiche (e cioè ormai molto evolute e differenziate nel senso di una forte acidità) che sono dal punto di vista petrografico strettamente imparentate con quelle della porzione meridionale della vicina isola di Lipari.

La flora dell'isola:

Fin dai primi dell'ottocento Vulcano fu oggetto di grandi attenzioni da parte dei botanici, come pure degli zoologi e dei naturalisti in genere. Le ragioni possono ben riassumersi nel fatto che tale ambiente, per le proprie caratteristiche fisiografiche, rappresenta un campo d'indagine di grande interesse, e un ottimo "laboratorio" naturale per nascenti studi biogeografici ed evoluzionistici, che cominciarono ad affermarsi già sul finire del secolo. Tra i numerosi botanici residenti sull'isola ci sono stati Ferro e Furnari (1968 e 1970) e A. Di Benedetto (1973) che effettuarono una nuova esplorazione di Vulcano su incarico della società botanica italiana raccogliendo dati sia sulla flora cittogamica che vescolare e, tra le molte scoperte, le più importanti sono: Genista ephedroides, Genista Tyrrhena, Ciantho Centauretum aeolica, Silene Hicesiae, Bassia saxicola. Nell'isola fra la varia Vegetazione, è possibile osservare delle Acacie (Acacia cyanophylla Linde), il giunco, (Juncus acutus L.) il leccio, il fico degli ottentotti, delle ciperacee, il citiso eolico, la coloquintide, e del tamerice. In primavera l'isola si abbellisce con bellissimi fiori come la centaurea Eolica, la Dianthus rupicola, l' iberis semperflores, il cistus salvifolius, dei Ginandriris sisyrinchium, l' hyoseris taurina . Passeggiando per le vie dell'isola si possono vedere alberi di limone sparsi un po' ovunque, e agrumeti d'alberi di mandarino e arance. Sono inoltre presenti piante di rosmarino che insieme alla ginestra sembrano far parte integrante della vegetazione. Alcune delle piante tipiche non solo di Vulcano, ma anche delle altre Eolie e che tutti certamente conoscono sono il fico d'india e il cappero.

La fauna dell'isola:

Tra tutte le isole Eolie, Vulcano rappresenta sicuramente un esempio di fauna impoverita rispetto agli ambienti di "terra ferma", ciò risulta particolarmente evidente nel caso della fauna invertebrata, che annovera un numero di specie alquanto ridotto, in confronto a quello delle altre Eolie, la Sicilia e la penisola Italiana. Fra i vertebrati presenti a Vulcano esistono alcune popolazioni che seguono linee evolutive indipendenti, esse si sono specificate a livello specifico o sottospecifico e costituiscono dunque parte importante del patrimonio biologico e naturalistico dell'isola. Fra i Lagomorfi l'unica specie presente sull'isola è il coniglio, Oryctolagus cuniculus, che costituisce una delle principali risorse cinegenetiche (arte della caccia con i cani) dei quali quest'isola è piena. Un aspetto di estremo interesse è rappresentato dal fatto che a Vulcanello viva l'unica popolazione di Lucertola delle Eolie, Podarcis raffonei (Mertens), nota per una delle maggiori dell'arcipelago; il resto delle popolazioni di questa specie è localizzato infatti su piccoli isolotti. Area di grande interesse è la costa occidentale dell'isola, da tempo immemorabile sito di nidificazione della Berta maggiore (ascolta la voce), Calonectris diomedea (Scopoli) e della meno comune Berta minore, Puffinus yelkouanna (Acerbi). La presenza di questi Procellaridi, che vengono dialettalmente chiamati i quajetri, ha ispirato il nome dello scoglio che sorge fuori Punta Capo Secco, l'attuale Pietro Quaglietto. Questi uccelli hanno gli occhi e il dorso marroni, il becco giallastro e il petto è di colore chiaro. Si alimentano in prevalenza di pesci, crostacei e calamaretti. Pelagici per la maggior parte dell'anno, rimangono per lunghi periodi in mare aperto e si avvicinano a terra solo nella stagione riproduttiva (primavera/estate) per allevare il loro unico pulcino. L'istmo che collega l'isola di Vulcano alla penisola di Vulcanello, è zona di sosta per molti uccelli migratori che, recandosi in Africa o di ritorno da essa, transitano sull'isola e vi si possono osservare dei Saltimpali, Luì piccoli, Pispole e altri che si fermano per riposare, attratti dagli insetti presenti nella zona d'acqua. Durante il periodo tardo-primaverile, si incontra frequentemente il grosso Coleottero Melolontide, Anoxia matutinalis, e una splendida farfalla diurna, l'Esperide delle sabbie, e nello stesso periodo è possibile imbattersi nel Gunarus parvalus, un ragno dai colori sfumati che vive nei piccoli angoli ombrosi dei boschetti. Non esistono, come del resto in tutte le Isole Eolie, serpenti velenosi, ma è abbastanza diffusa la Hierophis viridiflavus Lecèpède, chiamato localmente "biscia" o "serpe niura" per la caratteristica livrea nera degli individui adulti. Questa splendida specie è ingiustamente perseguitata da chi lo ritiene pericoloso, mentre il suo eventuale morso per difesa è assolutamente innocuo.

La Cucina:

La cucina Vulcano si distingue dalle altre isole per la vocazione degli abitanti alla pastorizia e alla cacciagione.
Ne deriva un'attività casearia di prodotti tipici dell'isola, come la famosa ricotta di capra di Vulcano e il formaggio primo sale di capra. Non manca però il pesce, spesso freschissimo grazie ai (pochi!) pescatori presenti sull’isola.

La cartina dell'Isola di Vulcano:

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